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AZIONI DI PROGETTO: azione A.5 Indagine sul ciclo annuale dell'avifauna |
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Per il monitoraggio è stata utilizzato il mappaggio modificato e l’attività di inanellamento. Le uscite effettuate lungo in transetto lineare, utilizzando la tecnica del mappaggio modificato, sono state effettuate tutte verso la fine di ogni mese, indicativamente tra il 26 e il 30, e compatibilmente con le condizioni metereologiche. In totale sono state contattate 61 specie, appartenenti a 12 Ordini. Per quanto riguarda l’attività di inanellamento complessivamente, sono state compiute 48 giornate di inanellamento così suddivise: 30 giornate per la stagione autunnale, 18 per la stagione primaverile. L’attività di inanellamento ha portato a 285 eventi di cattura in totale, ripartiti in 243 catture e 42 autoricatture. Per autoricattura si intende la cattura di un uccello precedentemente inanellato nella stessa stazione e nella stessa stagione di attività. Complessivamente sono state catturate 24 specie appartenenti a 11 famiglie, in particolare 22 specie di Passeriformi e 2 di non Passeriformi (Martin Pescatore e Picchio Rosso Maggiore). Il monitoraggio mediante mappaggio dell’avifauna presente all’interno del SIC ha portato all’individuazione di due specie in Allegato I della Direttiva 79/409/CEE “Uccelli”, Martin Pescatore e Picchio Nero, che non sono presenti nel formulario del SIC attualmente scaricabile dal sito internet del Ministero dell’Ambiente. Non sono state rilevate però quattro specie segnalate nel formulario Natura 2000: Albanella reale, Falco pescatore, Succiacapre e Averla piccola. Martin pescatore e Picchio nero non sembrano nidificare nella riserva, ma sicuramente sono presenti nell’area del SIC sia durante la fase di dispersione post-giovanile, sia a fini trofici. L’insieme delle specie rilevate conferma quanto emerge dall’analisi dei dati di inanellamento, ossia che le comunità di uccelli presenti nell’area sono, in prevalenza, comunità forestali, rispetto a specie legate alle zone umide, anche nei periodi di migrazione. Per quanto concerne l’inanellamento, le analisi sui dati raccolti ci permettono di effettuare alcune considerazioni riguardo alla migrazione dei Passeriformi nell’area di studio. La prima valutazione riguarda l’utilizzo della zona del Pralugano come area di sosta per i migratori, sia a lungo raggio (specie transhariane) che a medio raggio. Data la presenza di un esteso fragmiteto, ambiente di nidificazione e di sosta per alcune specie transhariane, e la notevole disponibilità di acqua, il numero di catture di migratori a lungo raggio sul totale (9,1%) appare basso, inoltre, i migratori transhariani scompaiono dal campione di catture ottenuto dalla sessione primaverile. La migrazione primaverile, per le sue caratteristiche, avviene di norma in tempi più brevi e coinvolge un numero minore di individui rispetto alla migrazione autunnale, tuttavia, sia numeri relativamente bassi di catture sia l’assenza di migratori a lungo raggio in primavera fanno propendere verso l’ipotesi che la zona oggetto di indagine non sia utilizzata come area di sosta. Ad ulteriore conferma il basso numero di catture registrato dalle reti poste nel canneto, che risulta quindi meno frequentato rispetto alla fascia di arbusti che circonda la torbiera. Per quanto riguarda le specie migratrici a breve raggio il numero di catture (56,8% del totale) è influenzato dal picco di catture di pettirossi nelle pentadi 57 e 58, mentre altre specie come Capinera (18 catture) e Luì piccolo (7), fanno registrare numeri di catture relativamente bassi. Il numero di autoricatture avvenute durante le pentadi di picco di migrazione autunnale, se confrontato con quelle registrate durante l’intera stagione, non mostra variazioni di rilievo, ciò sembra indicare che i soggetti in migrazione non sostino nell’area della torbiera del Pralugano e la zona indagata sia frequentata solo marginalmente. A conferma di ciò, le catture e ricatture, avvenute durante la stagione primaverile, di soggetti che presentano caratteri tipici di individui in nidificazione, quindi stabilmente presenti nell’area. È da segnalare il fatto che, durante la stagione primaverile, non siano stati ricatturati individui inanellati durante la precedente sessione autunnale. Tale fenomeno potrebbe essere stato causato dalle condizioni particolarmente sfavorevoli dell’inverno 2005/2006. Nella zona si sono avute temperature molto rigide e abbondanti precipitazioni nevose a cui sono seguiti, verso febbraio-marzo, lunghi periodi pioggia. Ciò potrebbe a sua volta aver aumentato il tasso di mortalità all’interno del popolamento ornitico dell’area o causato lo spostamento delle specie presenti verso aree più ricche di risorse. I dati raccolti confermano che la valle è interessata dal flusso di migrazione, essendo ottobre e marzo i mesi con numero maggiore di specie segnalate, quindi è ipotizzabile che gli uccelli, durante la migrazione autunnale, seguano la valle e non sostino per lungo tempo nell’area del Pralugano; mentre nel corso della migrazione primaverile l’area dove è posizionata la stazione di inanellamento non sembra essere interessata da fenomeni migratori di rilievo. A conferma di ciò, nella zona umida limitrofa al Lago di Ganna, più aderente quindi all’asse ideale di migrazione, sono state rilevate, durante il transetto nel periodo di migrazione primaverile, specie tipiche degli ambienti palustri, quali Falco di palude, Porciglione e Cannaiola verdognola. Il regolamento d’uso è stato approvato TORNA ALL'ELENCO DEI DOCUMENTI FINALI ***
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